Storia del Paese
patrica_di_notte.jpgStoria.
L’origine del toponimo risalirebbe al termine latino patricium forse per la presenza di ville patrizie romane. Sul territorio si sono trovate anche tracce di una antichissima bonifica idraulica e di una necropoli. Comunque, il nome Patrica viene menzionato per la prima volta nell’anno 817 d. C., quando Ludovico I il Pio, figlio di Carlo Magno, con un documento noto come Pactum Hludovicianum conferma al Papa Pasquale I il possesso dei domini della Chiesa, tra cui il “Castrum Patriciae cum terre et Cacumine”.
I territori di Patrica nel Medioevo appartennero alla nobile famiglia Conti (la denominazione originaria era Comitibus de Cicano, volgarmente detta anche da Ceccano), che deteneva la signoria della Contea di Ceccano. Il suo capostipite è forse da ricercarsi in uno degli Arimanni che accompagnarono Astolfo nel nella seconda metà del VIII sec. alla conquista dell’estremo lembo a nord di Montecassino e vi rimase col suo nucleo famigliare e i suoi cavalieri arroccandosi sulle alture dei monti dai quali si comandava il passaggio sul ponte del fiume Sacco e la strada che per la Valle dell’Amaseno portava al mare. Il potere politico di questa famiglia si consolidò tra il IX e il X sec. quando le incursioni saracene svuotarono le valli spingendo le popolazioni rurali dei villaggi a cercar riparo sulle alture, attorno alle rocche fortificate e dando origine a quel processo d’incastellamento che dette vita ad una nuova unità politica: il feudalesimo.
Al principio dell’anno Mille i territori di Patrica appartennero ad Amato da Ceccano, figlio di Leone. Amato fu conte di Campagna, ovvero rettore papale di questa provincia. Nei primi anni del XII sec. Patrica era parte della Contea di Ceccano, retta collegialmente dai conti Goffredo, Landolfo e Rainaldo di Ceccano sotto la direzione del primogenito. Alla morte di Landolfo nel Maggio 1182 gli succedette Iohannes de Cicano (Giovanni Conti da Ceccano) il quale nel 1202 prestò giuramento nella Sala del Trono del Palazzo Pontificio di Anagni innanzi al Pontefice Innocenzo III (al secolo Lotario de’Conti di Segni, cugino del conte Giovanni). Alla morte di Giovanni la Terra di Patrica andò in eredità al figlio Landolfo, come dimostrato dal testamento del conte Giovanni, documento datato 5 aprile 1224.
Nel 1264 il feudo di Patrica andò alla moglie di Landolfo, una certa Maccalona, la quale morendo nel 1291 lasciò il Feudo per successione ereditaria al ramo della Famiglia Conti detto “degli Annibaldeschi” o semplicemente Annibaldi (della Molara); nel 1425 papa Martino V conferma il dominio delle terre di Patrica ai Signori di Ceccano; nel 1445 il feudo venne ancora riconfermato alla potente famiglia.
Nel 1599 Lottario Conti cedette per la somma di 31 857 scudi il Feudo al marchese Tarquinio Santacroce. A causa dei numerosi debiti da questi contratti, suo figlio Francesco cedette il Feudo a Don Filippo Colonna con atto datato 28 Luglio 1625. 
Nel 1759 Federico Colonna riconobbe particolari esenzioni, privilegi e prerogative al conte Niccola Spezza della Terra di Patrica. Il valore legale di quest’atto è sintomatico dei rapporti che legarono i due casati, soprattutto per ciò che riguardava l’indiscussa ingerenza degli Spezza nella politica cittadina e le competenze dell’una e dell’altra famiglia nell’amministrazione del territorio.
Nel 1762 Don Lorenzo Colonna cedette la Rocca e parte delle terre feudali di Patrica a Nicola Spezza. Nel 1816, in seguito all’abolizione dei poteri feudali, Patrica venne a dipendere direttamente dalla Camera Apostolica (organo amministrativo dello Stato Pontificio).
Nel 1870 entrò a far parte del Regno d’Italia.

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Oggi.
Patrica è posta ai piedi del monte Cacume, offrendo piacevoli opportunità di intrattenimento per le sue memorie storiche, per il verde e i boschi circostanti e per l‘incantevole panorama. Le case, che compongono il centro abitato, si presentano al visitatore, arroccate su di un ripido costone roccioso, unite tra loro da un fitto e sorprendente reticolo di vicoli.
La parte alta della città è dominata dal Palazzo Spezza (sopra la quale si trova la Rocca) immerso in un incantevole giardino abbellito da figure mitologiche e dalla Chiesa di San Pietro Apostolo. Altra particolarità è rappresentata dall’inconfondibile ed insolita vetta triangolare del Monte Cacume (m. 1 095) e sulla cui sommità è possibile volgere lo sguardo fino al Mar Tirreno con parte del Circeo, osservare i ruderi di un antico castello “Castrum Cacuminis”. Il monte ha una notevole varietà di piante, dovuta ad un particolare microclima che risente sia di quello marittimo che di quello appenninico. L’habitat è favorevole alla vita di diverse specie di uccelli rapaci, fra cui l’aquila reale. Per quanto riguarda la flora, il biotopo conserva resti del Taxus bachata, un albero di ere antichissime, vi si trovano decine di tipi di orchidee spontanee (ad es. Ophrys lacaitae) ed è una delle poche montagne della zona ad avere ricche sorgenti poiché il cono è in realtà un grande serbatoio naturale. Questo è dovuto alla geologia dei suolo, che presenta fenomeni carsici fra cui grotte naturali. Il monte Cacume è stato abitato nel Medioevo: vi sorse un cenobio benedettino ed un paese, poi scomparso nel corso del Trecento, menzionato da Dante per indicare un’aspra salita: “Vassi in San Leo e discendesi in Noli/montasi su Bismantova e in Cacume/” (Purgatorio, IV, 25-6). Dopo l’abbandono il monte è stato ricoionizzato fra Settecento e Novecento per subire un altro, recente, abbandono.
Patrica possiede diversi monumenti: si va dai resti di ville romane a quelle medioevali, dai palazzi agli edifici delle chiese per terminare con i monumenti isolati. Purtroppo di alcuni di essi non restano che pochi ruderi o massi a ricordarne la loro esistenza, come per le due ville rustiche di epoca romana in località Maceroni e in località San Pietro.
Il Palazzo Comunale è antico e risale al Cinquecento. All’inizio del Settecento il palazzo minacciava di crollare e si cominciò a costruire il primo dei quattro speroni che attualmente si vedono avanti il portico. La facciata del Palazzo comunale, che dà il nome alla piazza in cui sorge, è tipica non solo per il disegno tardo-quattrocentesco, ma anche per l’uso del peperino locale, per le grandi volte, citate sopra, i marcapiani e per le finestre costruite con lo stesso materiale.
Il Castello – Palazzo Colonna sorge in località Tomacella in prossimità del fiume Sacco, in un luogo strategico poiché lì era posto l’unico passaggio sul fiume sorvegliato da una torre già esistente nel Trecento. Si tratta di un imponente edificio settecentesco che nacque dalla trasformazione a palazzo di una fortificazione medioevale. La Chiesa di San Pietro Apostolo (Arcipretura), con interni luminosi e solenni, è la più grande del paese e la principale dal punto di vista religioso. Di antiche origini, è stata più volte trasformata nel corso degli anni Attualmente struttura è dell’Ottocento. Da segnalare all’interno un imponente coro ligneo ottocentesco.
La Chiesa Abbaziale di San Giovanni, settecentesca. Quest’ultima presenta una bella facciata arricchita da un imponente portale; all’interno un pregevole Battesimo di Gesù, quadro di Nicola La Piccola.
La Chiesa della Madonna della Pace, edificata alla fine dell’Ottocento, ha un’imponente facciata, decorata da un pregevole portale classico e pochi altri elementi. All’interno, un interessante ciclo di affreschi a soggetto mariano.
Nelle campagne, oltre alle costruzioni recenti, sono presenti diversi edifici interessanti che hanno mantenuto inalterata la fisionomia del passato: il Castello – Palazzo Colonna alla Tomacella (di cui sopra) e alcuni casali. Nelle vicinanze era stato costruito un mulino, distrutto recentemente, e la seicentesca Chiesa di San Cataldo Vescovo, ancora esistente e conosciuta come Chiesa di Sant’Anna.
Degne di nota sono inoltre: la gigantesca Croce di Cacume fatta erigere da Leone XIII nel 1903 in ricordo del Giubileo dell’anno 1900; e la “Quecia del Tufo”, la quercia “rovarella” più grande d’Italia. Citata più volte su riviste naturalistiche, meta continua di visite da parte di curiosi, appassionati, studiosi e scolaresche, vegeta in contrada Tufo, ha un’età compresa tra i 600 ed i 700 anni, è alta 35 metri e la circonferenza del tronco misura 7, 20 metri.
san_rocco._processione.jpgInfine per chi ama le tradizioni popolari vi segnaliamo, tra le numerose sagre e feste popolari che si svolgono durante l’anno, i festeggiamenti in onore di San Rocco (16 agosto), Patrono della città, di Sant’Anna in località Tomacella (26 luglio), della Ss. Trinità (una delle domeniche dopo la Pasqua) e di San Giovanni Paolo II nella località Quattro Strade, presso la nuova Chiesa di San Giovanni Paolo II; di San Giorgio (in aprile) nella località Tufo presso la chiesetta a Lui dedicata di ricente costruzione; la “sagra dell’acquata e della caldarrosta”, dove insieme a musiche, organetti, giochi e danze popolari si degusta la famosa castagna patricana insieme ad un vinello dolce frizzantino “l’acquata”. Questa sagra si svolge generalmente la terza domenica di ottobre e rappresenta in un certo modo l’ultimo momento di allegria popolare prima di un lungo inverno.
Tutto l’insieme del paese si presenta ancora ben conservato, anche se in alcune parti è molto trascurato e abbandonato.
Si può girare per tutto il paese procedendo fra scalinate e fughe di tetti, piccoli vicoli e palazzetti. Tutti gli edifici sono caratterizzati da portali e finestre sempre in peperino, molto scuro e granuloso. Le lunghe scalinate sono realizzate in sampietrini.
Il paesaggio patricano, caratterizzato da boschi, specialmente di castagno, evidenzia una natura particolarmente diversificata, con caratteristiche da poco messe alla luce. Attualmente il centro storico va spopolandosi mentre si è generato un insediamento sparso nelle campagne, nelle contrade e lungo le principali strade. Definitivamente ridimensionata l’agricoltura, sono soprattutto le numerose fabbriche della zona e i servizi ad assicurare oggi le maggiori possibilità di occupazione.
Notizie curiose.
Sappiamo che alcuni patricani seguirono i signori ceccanesi attaccando Bonifacio VIII, e per questo furono scomunicati. Nonostante ciò rimasero fedeli a Cecco de Ceccano che, da Patrica e Cacume, piombò sui castelli vicini portando strage e distruzione.
Passato ai Conti, il paese fu coinvolto nella guerra di Campagna perché fedele ai partigiani del papa contro i Colonna.
Gli abitanti di Patrica combatterono contro le milizie colonnesi e spagnole: il paese fu assalito e gravemente danneggiato.
Dal Cinquecento Patrica non fu più coinvolto in guerre se non al tempo dell’occupazione napoleonica quando diversi patricani si segnalarono come briganti.
La popolazione nel corso del Settecento crebbe e cercò terre da coltivare a Cacume, e a valle, attorno al Palazzo Tomacella.
Nell’Ottocento Patrica seguì le sorti dello stato pontificio e visse con scarso entusiasmo gli avvenimenti del Risorgimento.
All’inizio del Novecento, l’incremento demografico verificatosi all’epoca determinò in parte il popolamento delle campagne circostanti e, in seguito, l’emigrazione verso Roma e le Americhe: in Pennsylvania si venne a costituire una comunità ancor più numerosa di quella rimasta nel paese d’origine. Nel secondo dopoguerra la popolazione si ridusse e scese a valle impoverendo il centro storico.
A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso il territorio di Patrica ospitò un’ampia area industriale, fonte di occupazione per i patricani e per l’intera zona.