Santi patroni

San Cataldo - vescovo
Patrono "dimenticato" della Chiesa a Lui dedicata in Patrica, Via Tomacella: oggi cponosciuta come chiesa di Sant'Anna

Nascita - tra il 600 ed il 610.
Morte - 685 ca.
Festa liturgica - 10 maggio

 

Biografia
I suoi genitori, Euco Sambiak ed Aclena Milar, abitavano in un castello nella città nota presso i latini con il nome di Rachau, e divennero ferventi cristiani grazie all'opera di missionari venuti dalla Gallia . Da loro Cataldo ricevette l’educazione e l’amore per la preghiera, l’ubbidienza, ordine, la mortificazione, e lo spirito di sacrificio. Alla loro morte Cataldo decise di donare tutta la loro eredità ai poveri. Quindi divenne discepolo di san Carthag abate di Rathan in Irlanda. Ordinato prima sacerdote e poi vescovo da san Patrizio, decise di recarsi a visitare
la Terra Santa in abito da pellegrino. Secondo la leggenda, il Santo sarebbe giunto a Taranto per volere divino: infatti si racconta che durante il soggiorno in Terra Santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. San Cataldo allora, salpando con una nave greca diretta in Italia, intraprese un lungo viaggio che lo portò a sbarcare nel porto dell’attuale Marina di san cataldo, località a 11 km da Lecce che ha il suo nome. Sempre secondo la tradizione, il Santo avrebbe lanciato un anello in mare per placare una tempesta, e in quel punto del Mar Grande si sarebbe formato un citro, cioè una sorgente d’acqua dolce chiamata "Anello di San Cataldo".A Taranto Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi pagani e soccorrendo i bisognosi. In quel periodo egli si recò anche nei paesi limitrofi, tra cui Corato in provincia di Bari, di cui divenne patrono avendo per tradizione liberato la città dalla peste.Morì a Taranto l’8 marzo tra il 475 e il 480 e fu seppellito nella chiesa di San Giovanni in Galilea, allora duomo della città, e lì il suo corpo fu dimenticato per parecchi anni.

Rinvenimento del corpo
La tradizione vuole che nel 1107 [1], mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della cattedrale della città, distrutta dai saraceni nel 927, sia stata ritrovata una tomba importante, contenente una crocetta aurea, elemento comune a molti corredi funebri altomedioevali [2], e un corpo, che si volle identificare con quello di Cataldo (successivamente al ritrovamento sulla crocetta d’oro fu incisa la parola CATALDVS [3]).
Nel 1107 il vescovo Rainaldo traslò solennemente le reliquie sotto l’altare maggiore, mentre nel 1151 il vescovo Giraldo le mise in un’urna d’argento nel transetto destro [4].

Culto
Dal ritrovamento del corpo il culto di san Cataldo si sviluppa nella fede dei tarantini, che gli dedicano il luogo del ritrovamento e lo scelgono come Patrono della città.
La tradizione gli attribuisce numerosi miracoli compiuti a Taranto, tra i quali si rammentano i più importanti: avrebbe restituito la vista ad un fanciullo e fatto tornare in vita un muratore, avrebbe guarito un cieco ed una giovane pastorella muta.
Viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa.

Note
1. Questa data, tradizionalmente associata al ritrovamento del corpo, è in realtà quella della presenza del vescovo Drogone alla consacrazione di Montecassino (Pina Belli D’Elia, Alle sorgenti del romanico Puglia XI secolo, Edizioni Dedalo, 1987, 134).

2. Cosimo d’Angela, Una scoperta altomedievale nella cattedrale di Taranto, in Di Cosimo Damiano Fonseca, Vito Sivo, Giosuè Musca ed., Studi in onore di Giosuè Musca, Edizioni Dedalo, 2000, 129-132.

3. A. Carducci, La crocetta aurea opistografa della cattedrale di Taranto, Taranto 1979, (Quaderni di Storia-Archeologia-Arte, 2).

4. Pina Belli D’Elia, op. cit., 134-135.