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giovanni-paolo-IISantità della Chiesa

Nel Credo noi professiamo la nostra fede nella Chiesa “una, santa, cattolica e apostolica”. La Chiesa è ritenuta per fede “santa” perché Cristo l’ha amata come sua sposa e ha dato se stesso per santificarla mediante il dono dello Spirito Santo[1]. Unita a Cristo e da lui santificata, la Chiesa diventa anche “santificante”, vale a dire, che essa ha come fine la santificazione degli uomini[2].

Chiamata universale alla santità
Con il Battesimo siamo resi figli di Dio e partecipi della natura divina, perciò realmente santificati. Mediante l’aiuto della grazia di Dio, ogni fedele è chiamato a perfezionare, vivendola, la santità che ha ricevuta. Nella Chiesa, dunque, tutti i fedeli sono chiamati alla santità che consiste nella perfezione della carità[3].

Comunione dei Santi
La Chiesa è in cammino verso “nuovi cieli e una terra nuova” (2Pt 3,13). Mentre alcuni, come noi, si trovanoancora nella condizione di pellegrini sulla terra, altri sonogià passati oltre questa vita e stanno purificandosi, altriancora godono già della gloria del cielo e contemplano ilvolto di Dio[4]. Tutti, però, formiamo l’unico “corpo misticodi Cristo” e in lui, grazie al dono dello Spirito Santo, siamoin comunione gli uni con gli altri.

Venerazione per i Santi e i Beati
La Chiesa, riconoscendo alcuni fedeli come “santi” o “beati”, li offre a tutti come modelli e intercessori. Grazie alla comunione dei santi, questi “amici di Dio”, essendo intimamente uniti a Cristo, contribuiscono a edificare la Chiesa nella santità. Essi per mezzo di Cristo e in Cristo “non cessano di intercedere per noi presso il Padre”[5]. Attraverso l’esempio e l’intercessione dei santi, ci viene indicata la via sicura attraverso la quale possiamo giungere anche noi alla perfetta unione con Cristo, vale a dire alla santità. Pertanto, la Chiesa ci esorta vivamente ad amare questi nostri fratelli e benefattori, a rivolgere loro le nostre preghiere, a ricorrere alle loro preghiere e al loro potente aiuto, per ottenere grazie da Dio, mediante il suo Figlio Gesù Cristo[6].

Reliquie dei Santi

La Chiesa, avendo venerato i santi fin dai primi secoli della sua storia, ha sempre tenuto in grande onore le loro reliquie[7]. L’espressione “reliquie dei santi” indica anzitutto il corpo – o parti importanti di esso – di coloro che “vivendo ormai nella patria celeste, furono su questa terra, per la santità eroica della vita, membra insigni del corpo mistico di Cristo e tempio vivo dello Spirito Santo”[8]. Oltre alle parti del corpo, vengono considerate reliquie “oggetti che appartennero ai santi, come suppellettili, vesti e manoscritti e oggetti che sono stati messi a contatto con i loro corpi o i loro sepolcri, quali olii, panni di lino ed anche immagini venerate”[9].

Disposizione, ornamento e venerazione della reliquia
La venerazione della reliquia dev’essere realizzata secondo modalità opportune, tenendo conto delle seguenti indicazioni della Chiesa: “Le varie forme di devozione popolare alle reliquie dei Santi, quali sono il bacio delle reliquie, l’ornamento con luci e fiori, la benedizione impartita con esse, il portarle in processione, non esclusa la consuetudine di recarle presso gli infermi per confortarli e avvalorarne la richiesta di guarigione, devono essere compiute con grande dignità e per un genuino impulso di fede. Si eviterà in ogni caso di esporre le reliquie dei Santi sulla mensa dell’altare: essa è riservata al Corpo e al Sangue del Re dei martiri”[10]. Pertanto, la teca con la reliquia, se viene esposta in una chiesa o in una cappella, può essere posta di lato rispetto all’altare o in un luogo consono. L’incensazione della reliquia è consentito, così come il bacio della stessa, e la benedizione con la teca.

Significato delle Reliqu
Il Concilio Vaticano II ricorda che “la Chiesa, secondo la tradizione, venera i Santi e tiene in onore le loro reliquie autentiche e le loro immagini”. L’espressione “reliquie dei Santi” indica anzitutto i corpi – o parti notevoli di essi – di quanti, vivendo ormai nella patria celeste, furono su questa terra, per la santità eroica della vita, membra insigni del Corpo mistico di Cristo e tempio vivo dello Spirito Santo (cf. 1Cor 3, 16; 6, 19; 2Cor 6, 16). Poi, oggetti che appartennero ai Santi, come suppellettili, vesti, e manoscritti, e oggetti che sono stati messi a contatto con i loro corpi o i loro sepolcri, quali oli, panni di lino (brandea), ed anche con immagini venerate. Il Messale Romano ribadisce la validità dell’uso di collocare sotto l’altare da dedicare le reliquie dei Santi, anche se non martiri. Poste sotto l’altare, le reliquie indicano che il sacrificio delle membra trae origine e significato dal sacrificio del Capo, e sono espressione simbolica della comunione nell’unico sacrificio di Cristo di tutta la Chiesa, chiamata a testimoniare, anche con il sangue, la propria fedeltà al suo Sposo e Signore. A questa espressione cultuale, eminentemente liturgica, se ne aggiungono molte altre di indole popolare. I fedeli infatti amano le reliquie. Ma una pastorale illuminata sulla venerazione dovuta ad esse non trascurerà di:
- assicurarsi della loro autenticità;
- impedire l’eccessivo frazionamento delle reliquie, non consono alla dignità del corpo umano; le norme liturgiche, infatti, avvertono che le reliquie devono essere “di grandezza tale da lasciare intendere che si tratta di parti del corpo umano”;
- ammonire i fedeli a non lasciarsi prendere dalla mania di collezionare reliquie; ciò nel passato ha avuto talvolta conseguenze deprecabili;
- vigilare perché sia evitata ogni frode, ogni forma di mercimonio, e ogni degenerazione superstiziosa.
“Le reliquie ci indirizzano a Dio stesso: è Lui infatti che, con la forza della sua grazia, concede ad esseri fragili il coraggio di testimoniarlo davanti al mondo. Invitandoci a venerare i resti mortali dei martiri e dei santi, la Chiesa non dimentica che, in definitiva, si tratta sì di povere ossa umane, ma di ossa che appartenevano a persone visitate dalla potenza viva di Dio. Le reliquie dei santi sono tracce di quella presenza invisibile ma reale che illumina le tenebre del mondo, manifestando il Regno dei cieli che è dentro di noi. Esse gridano con noi e per noi: “Maranatha!” – “Vieni Signore Gesù!”[11].

[1]Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Lumen Gentium, (LG) 39.
[2] Cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 824.
[3]Cf. LG 40.
[4]Cf. LG 49.
[5]Ibid.
[6]Cf. LG 50.
[7]Cf. Conc. Ecum. Vat. II, Sacrosanctum Concilium, 111.
[8] Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio su Pietà Popolare e Liturgia, 2002, n. 236.
[9] Ibid.
[10] Ibid., 237.
[11] Benedetto XVI, Colonia 18 agosto 2005.

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