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presepe.greccioGRECCIO – ROMA – NAPOLI – PATRICA – BETLEMME… MODI DIVERSI DI PROPORRE E DI FAR RIVIVERE UNA GRANDE TRADIZIONE DEL PRESEPE.
di don Pietro Jura

Prima tappa: Greccio.

Siamo nel 1223. In un eremo sperduto dell’Italia centrale si mette in scena il primo Presepe natalizio accertato e documentato della nostra storia occidentale. Lo inventa un genio del Cristianesimo e dell’umanità, che ama parlare (e cantare) in francese. Viene da Assisi ed è conosciuto nei secoli come San Francesco (†1226). Il grande Santo è appena tornato da Betlemme, dal suo viaggio in Terra Santa, così gravido di conseguenze. E decide di celebrare il Natale del Signore, raccontando del Bambino e dei suoi genitori che, poveri profughi senza albergo, finiscono come mendicanti per rifugiarsi in una stalla. Presepio significa questo in latino (praesepe): mangiatoia. Francesco chiede ad un amico nobile di questo paese di montagna (vicino a Rieti) di ricostruire ciò che ha visto in Palestina: “Io desidero ricordare il bimbo che è nato a Betlemme e vedere coi miei occhi carnali le difficoltà della sua infanzia bisognosa, come egli riposò nella mangiatoia, e come, tra il bue e l’asino, venne adagiato sul fieno”.
Commenta il grande studioso Jacques Le Goff nella sua biografia del Santo: “Da ogni parte, la notte di Natale, uomini e donne dei dintorni scalano la montagna con tanti ceri e torce che la notte ne è tutta illuminata (…). Greccio fu una nuova Betlemme”. Tommaso da Celano (†1265), primo biografo di Francesco, tramanda una miracolosa visione. Lo stesso ospite, il nobile di Greccio, vede fra le braccia di Francesco un bimbo addormentato: “Gli sembrava infatti che un neonato giacesse esanime nella mangiatoia, che il santo di Dio si avvicinasse e destasse quel medesimo bambino da quella specie di sonno profondo”. Da allora, il presepio diventa un modo inconfondibile di ricordare la nascita di Gesù Cristo. Francesco, alla vigilia della sua morte, crea una tradizione che non a caso fiorisce dopo il suo viaggio in Terra Santa. Non è più necessario, per il cristiano, recarsi a Betlemme per contemplare la Natività. Si può ricostruire, re-incarnare ad ogni latitudine, con le comparse vestite da Magi, il bue e l’asinello, una giovane che interpreta Maria, un adulto che interpreta Giuseppe. Il centro del messaggio natalizio è la povertà. La povertà che Francesco (secondo l’immagine di Dante) aveva sposato. Natale come festa della mangiatoia, della mendicanza, del freddo e del gelo. Scrive lo stesso Santo nell’Ufficio della Passione del Signore: “Il santissimo Bambino diletto ci è stato dato ed è nato per noi lungo la via ed è stato deposto nella mangiatoia, perché non aveva un posto nell’albergo”. La sua invenzione religiosa ha conseguenze storico-politiche notevoli. Non per niente è Francesco che mette in moto il meccanismo per cui finiscono, dopo duecento anni, le Crociate. Come per l’indulgenza (che si può ottenere anche alla Porziuncola nella Festa del Perdono, da cui poi scaturirà l’istituzione del Giubileo romano), anche la celebrazione del Natale storico può avvenire ovunque, essere raffigurato, rappresentato, rivissuto. Ed ha precise caratteristiche, che finiranno poi per essere in contrasto con la festa natalizia moderna, diventata festa dell’opulenza, dei regali, del consumismo. Un contrasto che ancora oggi fa parte viva del nostro immaginario e cristallizzato, una volta per tutte, magistralmente da Charles Dickens nel suo straordinario Canto di Natale.

Seconda tappa: Roma.
sacra culla. s.m.maggioresanta maria maggiore. romaLa Basilica di Santa Maria Maggiore è una delle sette Basiliche della città. Ma non è una chiesa qualsiasi per la nostra vicenda. Già alla metà del 600 dopo Cristo vennero qui portate alcune reliquie giunte dalla Palestina e in particolare da Betlemme. Tanto che venne chiamata da papa Teodoro I (†649) Santa Maria ad praesepe, come viene citata nel Liber Pontificalis. Ma è un papa francescano, Niccolò IV (†1292), a recuperare questa tradizione alla fine del Duecento, proprio sull’onda della grande impressione suscitata dalla Natività di Greccio. Per lui la Basilica può davvero essere considerata una “Seconda Betlemme” e per valorizzare le antiche reliquie chiede al Arnolfo di Cambio (†1310ca), grandissimo scultore dell’epoca, di realizzare un presepe in marmo, da esporre nella navata centrale, la notte di Natale. Recenti studi dimostrano come il grande scultore abbia pensato e organizzato le figure marmoree di questo primo presepe d’arte ispirato alla devozione francescana proprio negli spazi della grande Basilica romana. Quest’opera straordinaria è datata 1291.arnolfio.presepe Sono passati solo 60 anni dal presepe vivente di Greccio. Betlemme è diventata irraggiungibile per i fedeli, nove anni dopo Bonifacio VIII (†1303) proclamerà il primo Giubileo del 1300. Ecco dunque al centro della scena la mangiatoia e subito prima Maria che tiene in braccio il Bambino, sulla diagonale quasi di tre quarti un San Giuseppe stanco che appoggia il suo bastone da pellegrino. Poi ci sono i Magi, uno inginocchiato di fronte alla Madre e al Bambino (spettacolare ritratto medievale di devozione), quindi gli altri due che attendono il loro turno con i doni in mano. In un angolo, nello stesso blocco di pietra, l’asino e il bue. Il bue è leggermente ruotato verso sinistra, l’asino è scolpito perpendicolare alla mangiatoia. Oggi questo primo eccezionale presepe fatto di statue (non ancora di statuine) è al centro di un piccolo museo allestito nei sotterranei di Santa Maria Maggiore e visitabile passando dalla sagrestia.

Terza tappa: Napoli.

napoli.san gregorio armeno
San Gregorio Armeno è il nome di una via. In realtà è un intero universo che rapisce chiunque si accosti, anche solo per caso, a questo luogo nelle settimane precedenti il Natale. Qui vengono vendute le più belle statuine del presepe in quella che è la tradizione più sentita dai napoletani. Artigiani che sanno tutto dei tanti pastori, casette, pozzi, venditori, da loro fabbricati per mesi con colla e sughero, legno e pennelli, fino a realizzare un miracolo di armonia. Ogni famiglia che partecipa al rito del presepe fatto nel proprio appartamento non resiste alla tentazione di mettere un pezzo nuovo, ogni anno, in quel piccolo mondo chiuso che viene “messo in scena” intorno alla mangiatoia. È la tradizione descritta da Eduardo De Filippo nel suo Natale in casa Cupiello. I personaggi delle statuine appartengono a vecchie usanze, come il pastore, detto Benito, che dorme in attesa della nascita. O anche all’attualità. La popolarità di un personaggio pubblico della vita italiana si misura anche dalla presenza della statuetta a lui dedicata a San Gregorio Armeno. Già Goethe nel suo Viaggio in Italia notava come nei presepi casalinghi napoletani lo sfondo non fosse affatto il cielo di Palestina, ma il Vesuvio o il Golfo di Napoli. È l’ultimo retaggio dell’invenzione francescana: il Bambino viene in mezzo al mondo com’è, nella terra che frequentiamo, nel popolo che costituiamo, insieme ai ricchi e saggi Re, ma soprattutto agli ultimi degli ultimi, quali erano i pastori nella Palestina del tempo. Il presepe è la scena del mondo, il miracolo si rinnova ovunque, anche a Greccio, Napoli, Roma.

Quarta tappa: Patrica.
patrica panorama1E’ un piccolo e antico paese della Ciociaria, situato a pochi chilometri da Frosinone, che sorge a ridosso dei Monti Lepini, precisamente su un colle in prossimità del Monte Cacume. Su questa vetta, dall’inconfondibile e insolita sommità triangolare ricordata anche da Dante Alighieri nel Purgatorio, è situata una grande croce posta nel luogo su ordine di Leone XIII (†1903). Il nome “Patrica” per la prima volta appare nell’anno 817, quando Ludovico I (†840), figlio di Carlo Magno (†814), con l’Atto di Donazione conferma al papa Pasquale I (†824) il possesso dei domini della Chiesa, tra cui il CASTRUM PATRICIAE CUM TERRE ET CACUMINE.
Chi viene a Patrica, soprattutto nelle ore pomeridiane o serali, rimane quasi con la bocca aperta osservando questo bellissimo paese che sembra un presepe situato tra i monti. In vista di Natale, in due chiese sono stati sistemati i presepi: nella Cappella di Sant’Anna (Tomacella) – un bellissimo presepe tradizionale preparato con le cortecce, il muschio e altre “cose” trovate nei campi e nei boschi ciociari; nella Chiesa di San Giovanni Battista – uno in stile “napoletano” con tanti personaggi. E’ stata allestita la mostra del disegno (dei bambini e ragazzi), a tematica natalizia, nella Chiesa di San Francesco Saverio. Il programma natalizio è pieno di celebrazioni, iniziative, manifestazioni e concerti. Ci sarà anche una novità: il 26 dicembre (dalle 15.00 alle 19.00) il Presepe Vivente, organizzato dalle Parrocchie in collaborazione con il Comune, i Confratelli della Buona Morte ed Orazione e le associazioni presenti sul territorio (Pro Loco, AVIS Comunale, Coro “Le Voci”, Centro Sociale Anziani, Civitas Patrica, Patrica Vive, Alba O.N.L.U.S, “Montasi in Cacume”, Orchidea, Associazione Socio-Culturale “La Trolla”, Sport Atletic Club, Associazione Culturale Musicale “L. Refice”, A.S.D. Patrica Calcio, APD Spal Associazione Sportiva Polivalente, Protezione Civile) e tante altre persone di buona volontà. E’ bello scoprire al possibilità di lavorare insieme! In questa occasione, nelle vecchie cantine saranno rappresentati gli antichi mestieri (fabbro, ricamatrice, falegname, cestaio, calzolaio, macellaio, vetraio, fornaio, massaia), ci saranno i giochi ciociari del passato per i bambini e non solo, interverranno gli zampognari, sarà allestita l’antica cantina e piccola mostra degli strumenti musicali antichi, si potranno visitare: venendo a Patrica, la Cappella di Sant’Anna, la Chiesa della Madonna della Pace, la Chiesa di San Giovanni Battista, la Chiesa di San Francesco Saverio.

Quinta tappa: Betlemme.
betelemme.nativitTutto però cominciò lì, duemila anni fa. Secondo l’evangelista Luca (discepolo di San Paolo), Giuseppe e Maria, incinta agli ultimi giorni di gravidanza, si erano spostati in quella cittadina, dieci chilometri a sud di Gerusalemme, per il censimento deciso da Roma (storici e archeologi attestano un censimento voluto dall’Imperatore). E, non trovando posto, finirono per mendicare una stalla, ponendo poi il bambino nella mangiatoia (cf. Lc 2, 1-20). Oggi la Basilica della Natività è al centro di dispute con gli ortodossi, assediata a lungo nella Seconda Intifada, e tuttavia resta meta di pellegrinaggi, tutto l’anno ma soprattutto sotto Natale. A me piace ricordare il semplice presepe d’ulivo realizzato dagli artigiani di Betlemme, simbolo della pace. Un consorzio di artisti del legno che si prefigge di rilanciare la devastata economia della città. Uno di questi presepi era custodito nella tuta mimetica del 24enne Matteo Miotto, uno dei soldati italiani caduti in Afghanistan il 31 dicembre del 2010. Attorno alla mangiatoia, una festa di povertà e di pace.

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